Archive for agosto, 2005

La montagna tra la sabbia

domenica, agosto 28th, 2005
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parco del conero: le due sorelle

Salendo sul Conero (che lo si faccia a piedi in mountain bike o a cavallo) semplicemente ci si accorge quasi subito che tutto cambia. Il Conero rappresenta una microarea con regole tutte sue. Quando il sole splende sulle sabbie dell’Adriatico a nord e a sud — può capitare come è capitato a noi — che, ad appena un chilometro di distanza, le nubi e la nebbia avvolgano il monte.
Questa non è la stagione adatta per osservare i frutti del corbezzolo (e diciamo corbezzolo perché il nome “conero” deriva proprio dalla parola corbezzolo). Probabilmente I navigatori greci ed I loro eredi siracusani videro alzarsi di fronte ai loro occhi questa montagna imponente, esempio unico di costa rocciosa da Venezia al Gargano. Lo stesso Conero che sul versante nord forma una sorta di gomito (“ankòn”) che raccoglie un golfo naturale e protetto dai venti, fu la sede prescelta per la fondazione della città di Ancona. Il suo San Ciriaco, costruito probabilmente su un tempio pagano dedicato a Diana, guarda l’Adriatico da nord a sud davanti alla costa dalmata.

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parco del conero: lo scoglio del trave

Quando ci muoviamo al mattino con i cavalli ed i cavalieri del Centro Ippico “Le Azalee”, il paziente Giorgio ci attende sul pianoro che si affaccia sullo scoglio del Trave, accanto ad un campo di lavanda. Mi viene da sorridere osservando i cavalli appaloosa che scendono fra I cespugli di lavanda e pensare  che questi “simil-cani-dalmata in versione maxi” proprio di fronte alla costa dalmata, non potrebbero avere collocazione più opportuna.

Accompagnati dalle guide del Conero (Maurizio e Luca) ci inerpichiamo per il sentiero …… verso la sommità del monte. Da quel punto — se questa nebbia si diraderà — avremo modo di guardare il mare fino alle cose slave. Quando arriviamo qualche squarcio di sole si alterna ad una nebbia fitta, a dimostrazione che il microclima che avvolge il Conero si differenzia in maniera sostanziale dal clima che abbiamo ad appena un chilometro di distanza. In ogni caso da lassù il paesaggio è da mozzafiato: osserviamo l’enclave del Trave col suo scoglio che penetra il mare per oltre cento metri, il Fortino Napoleonico (oggi trasformato in hotel) fatto costruire dal viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais su ordine di Napoleone Bonaparte tra gli anni 1811 e 1813. Eppoi lo Scoglio della Vela e in lontananza le Due Sorelle.

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parco del conero: appaloosa fra le lavande

La natura del Conero così come noi la possiamo osservare è stata in realtà ricreata a partire dagli Anni Trenta e per volere di Mussolini. Fino ad allora il Conero era stato conservato in uno stato di quasi totale abbandono: disboscamenti selvaggi, prelievi di legname da ardere e da costruzione, avevano fatto si che il monte apparisse come un unico sasso brullo. Oggi in realtà con la costituzione — nel 1987 — dell’Ente Parco del Conero, questo massiccio calcareo a picco sul litorale Adriatico (esteso su una superficie di circa 6000 ettari) è monitorato in continuazione e mantenuto al meglio come patrimonio collettivo nazionale.

Mentre avanziamo lentamente fra alberi di leccio pini marittimi e macchia mediterranea l’aria è una festa di odori e Giorgio ci promette, per la fine della giornata, una sorpresa che sospettiamo consisterà in un lauto pasto.

Ora scendiamo e improvvisamente davanti a noi si materializza un’atmosfera da Anno Mille. A questo punto merita fare un piccolo inciso. Questi luoghi, vera e propria cerniera fra Oriente e Occidente, furono una delle terre che videro attivi i mitici Cavalieri Templari. Questi ultimi sono probabilmente gli ispiratori e gli autori di una serie di importanti edifici presenti in questa regione, tra cui Santa Maria di Portonovo: un piccolo gioiello fatto di serenità e bellezza che ci accoglie nella luce dorata del pomeriggio.

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parco del conero: santa maria di portonovo

Val la pena di riportare il fatto che sembra ci sia sempre lo zampino dei Cavalieri  intorno alla miracolosa traslazione della Santa Casa di Loreto. Il Santuario, eretto poco distante da qui, contiene la casa che secondo la tradizione vide I natali di Gesù e fu trasportata in volo dagli angeli. Va qui sottolineata una curiosa coincidenza: il nome della famiglia di armatori che si incaricò del trasporto delle sacre pietre smontate dai Cavalieri in terra di Palestina è proprio Angeli, ironia di un nome che favorisce la nascita di un mito religioso e la miracolosità di un luogo. Loreto dista pochi chilometri, così pure come Recanati (la città della poesia, luogo natale del poeta Giacomo Leopardi) e Castelfidardo (la città della fisarmonica).

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Paolo Antinori con il brodetto all'anconetana